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Diario di viaggio

54 tappa - Taraz - Merke

Km: 150
Dislivello in salita:m 660


Un rettilineo lungo 150 chilometri con andamento ovest est unisce Taraz a Merke dove termina la tappa di oggi. Come sempre campi di grano, ma soprattutto pascoli con mandrie di centinaia di capi accuditi da pastori a cavallo che spesso attraversano la strada costringendoci a slalom fra cavalli, vacche e capre. Un problema però ci assilla: quello del visto per la Cina che siamo costretti a rinnovare ancora prima di entrarvi. Per una assurdità tutta cinese, infatti, bisogna entrare in Cina entro tre mesi dalla data di emissione, cosa normale per chi prende l’aereo, ma impossibile per chi come noi va in bicicletta. Grazie alle pressioni politiche esercitate dall’organizzazione di Overland, il consolato cinese di Bishkek in Kirghizistan si è impegnato a rilasciarci un nuovo visto della validità di un solo mese in giornata anziché entro i cinque giorni previsti (e al costo di 110 dollari pro capite!). E’ però necessario raggiungere Bishkek il più presto possibile per espletare tutte le formalità connesse, per cui una volta giunti a Merke saliamo tutti sul pulman dell’agenzia che ci accompagna, varchiamo senza alcun problema il confine fra Kazakistan e Kirghizistan e raggiungiamo Bishkek già nel primo pomeriggio. Durante la notte siamo raggiunti dai compagni provenienti dall’Italia che completeranno con noi la maratona, i rinati Piasini e Pifferi lasciati in Turchia, Terrenghi e Renato Barilani. Due giorni di sosta in un albergo a cinque stelle con piscina sullo sfondo delle montagne innevate del Tien Shan alte fino a 4800 metri (siamo nella Svizzera dell’Asia!) sono l’ideale per riprendere le forze, per sistemare le biciclette e per acquistare i viveri necessari alla traversata che ci aspetta. Nei prossimi cinque giorni, infatti, scavalcheremo la catena del Tien Shan ai passi Dolon (3000 m) e Torougart (3700 m) per scendere in Cina. Non ci saranno più alberghi, ma pernottamenti in case private e nelle tende ( yurte) dei pastori. Se tutto va bene (soprattutto alla terribile dogana cinese) saremo nell’oasi di Kashar nel pomeriggio dell’8 luglio. Lì ritroveremo la corrente elettrica e, si spera, anche Internet da dove potremo raccontare le fasi di una delle parti più impegnative dell’avventura.

Foto:
il Kazakistan è il regno dei pastori nomadi.



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